La Dieta Mediterranea è patrimonio immateriale dell’Umanità. Tale importante riconoscimento, felice coronamento di un iter iniziato quattro anni fa e ripreso con vigore nel 2009, consente di accreditare quel meraviglioso ed equilibrato esempio di contaminazione naturale e culturale che è lo stile di vita mediterraneo come eccellenza mondiale. La Dieta Mediterranea rappresenta un insieme di competenze, conoscenze, pratiche e tradizioni che vanno dal paesaggio alla tavola, includendo le colture, la raccolta, la pesca, la conservazione, la trasformazione, la preparazione e, in particolare, il consumo di cibo. La Dieta Mediterranea è caratterizzata da un modello nutrizionale rimasto costante nel tempo e nello spazio, costituito principalmente da olio di oliva, cereali, frutta
fresca o secca, e verdure, una moderata quantità di pesce, latticini e carne, e molti condimenti e spezie, il tutto accompagnato da vino o infusi, sempre in rispetto delle tradizioni di ogni comunità. Tuttavia, la Dieta Mediterranea (dal greco diaita, o stile di vita) è molto più che un semplice alimento. Essa promuove l’interazione sociale, poiché il pasto in comune è alla base dei costumi sociali e delle festività condivise da una data comunità, e ha dato luogo a un notevole corpus di conoscenze, canzoni, massime, racconti e leggende. La Dieta si fonda nel rispetto per il territorio e la biodiversità, e garantisce la conservazione e lo sviluppo delle attività tradizionali e dei mestieri collegati alla pesca e all’agricoltura nelle comunità del Mediterraneo.

La dieta mediterranea è, oggi, forse l’unica dieta che abbia una consolidata validità scientifica; è stata elevata a patrimonio UNESCO e continua ad essere al centro di innumerevoli studi scientifici.

Recentemente è stato osservato che  la dieta mediterranea: è protettiva per il cervello (fonte scientifica: Scarmeas et al.), riducendo la possibilità di sviluppare Alzheimer e Parkinson (fonte sc.: Sofi et al.); ha un impatto positivo sulla riduzione di stati infiammatori (fonte sc.: De Lorenzo et al.); riduce il colesterolo (fonte sc.: De Lorenzo), l’ipertensione, protegge il cuore e previene l’ateriosclerosi (fonte sc.: Notarbartolo et al.); riduce la possibilità di sviluppare danni renali (fonte sc.: Trovato et al.).

 

STORIA: “Dieta mediterranea”  è una parola coniata negli anni ’60 dal ricercatore americano Ancel Keys, il quale, durante il suo soggiorno in Campania, aveva osservato e studiato la longevità e lo straordinario stato di salute dei contadini campani.

Keys osservò che quelle popolazioni sviluppavano raramente malattie cardiovascolari e cancro ed avevano una qualità della vita migliore.

Confrontando le loro abitudini alimentari con quelle di altri popoli, Keys osservò che nel Sud Italia si mangiavano più legumi, cereali, ortaggi, frutta, pesce, olio di oliva e meno carne, latticini, uova e burro.

 

In realtà la dieta mediterranea originaria comprende pane e pasta integrali, cereali, legumi, tutti i tipi di vegetali, frutta di stagione, pesce, erbe aromatiche, latte e formaggio di pecora e capra, vino (con moderazione) e soprattutto olio d’oliva extravergine come unico condimento; un consumo molto ridotto di carne, con predominanza di pollo, tacchino e coniglio (Keys).

 

A quei principi si ispira la piramide alimentare adottata oggi.

Sarebbe ovviamente difficile ricreare oggi le stesse identiche situazioni ed atteggiamenti alimentari di un tempo, tuttavia non è difficile tentare di alimentarsi in modo sano e provare a fare propri, adattandoli ad esigenze e condizioni attuali, alcuni principi base della dieta mediterranea di un tempo. La Piramide Alimentare proposta dalla comunità scientifica odierna punta a far questo.

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