Fino a pochi anni fa la quasi totalità del mondo scientifico che si occupava di gastroenterologia era convinta che il glutine avesse effetti negativi solo nella Malattia Celiaca. Pertanto, accadeva che se una persona lamentava problemi addominali, meteorismo, diarrea, ecc…, ma i valori delle Transglutaminasi erano negativi e i villi integri, gli veniva detto che non era celiaca e che poteva continuare ad assumere glutine senza problema.
Quindi, al di fuori di un quadro clinico chiaro di Malattia Celiaca, il glutine veniva considerato assolutamente sicuro. Ma sembra che le cose non stiano proprio in questi termini. Negli ultimi anni stiamo, infatti, assistendo a numerose ricerche volte a considerare la tossicità del glutine anche in soggetti non celiaci. In poche parole una vera e propria intolleranza al glutine, diversa dalla Malattia Celiaca. In realtà, sarebbe più corretto chiamarla “ipersensibilità al glutine” o Gluten Sensitivity (GS), come la chiamano i ricercatori.
Uno studio è stato effettuato dalla Sezione Biotecnologia e Biologia Molecolare del Dipartimento di Medicina Sperimentale della Seconda Università degli Studi di Napoli, in collaborazione con il Center for Vascular and Inflammatory Diseases, University of Maryland School of Medicine, Baltimore, Md., USA, l’Istituto di Scienze Alimentari, CNR di Avellino e la Division of Allergy and Clinical Immunology, Johns Hopkins University School of Medicine, Baltimore, Md., USA. Lo studio ha preso in considerazione soggetti sani (gruppo di controllo), celiaci diagnosticati e soggetti con sensibilità al glutine, cercando di capire quali meccanismi differenziano le condizioni cliniche di questi due ultimi gruppi.
I risultati hanno mostrato che la Malattia Celiaca e la Gluten Sensitivity non solo sono diverse per l’eziologia genetica, ma anche per il tipo di risposta immunitaria (aumento della produzione della interleuchina IL-17 nei pazienti celiaci ma non in quelli con alta sensibilità al glutine). Al di là dell’innegabile interesse del risultato di questa ricerca, preme sottolineare che si sta facendo strada nel mondo medico la possibilità di una condizione patologica scatenata dal glutine in soggetti non celiaci.
La Gluten Sensitivity, appunto. Che la gliadina fosse una frazione tossica del glutine era già noto. Ma l’idea di base era che lo fosse solo per i celiaci. La direzione che gli studi recenti stanno prendendo è invece logicamente ribaltata; la gliadina è tossica per tutti, ma la maggior parte delle persone sviluppa una tolleranza, un meccanismo di protezione che mette al riparo le cellule intestinali (e i villi) dall’azione tossica di questo composto proteico. Altri soggetti, invece, perdono (o non sviluppano) questa tolleranza e in alcuni casi la condizione evolve in Malattia Celiaca, mentre in altri vi sarebbe comunque una reazione, come accadrebbe per i soggetti sensibili al glutine, anche se del tutto diversa da quella celiaca e meno coinvolgente per il sistema immunitario.
Secondo un articolo della Dott.ssa Anna Sapone, pubblicato su Celiachia Notizie di Luglio 2010 (il notiziario in formato cartaceo dell’AIC), i pazienti affetti da GS avrebbero un leggero aumento dei linfociti intraepiteliali (non netto come nel caso dei celiaci) ma con villi assolutamente normali. Inoltre, in alcuni casi, sarebbero positivi ai soli anticorpi IgA/IgG AntiGliadina, ma negativi agli altri markers (EMA e TtG). I sintomi però sarebbero quasi sempre legati a gonfiore addominale, diarrea, calo di peso, crampi e dolori articolari. Spesso sono diagnosticati con la sindrome del colon irritabile.

Gluten Sensitivit è , ad oggi, una “nuova” patologia con pochi punti chiari:
1. NON è celiachia, in quanto NON c’è atrofia dei villi intestinali,NON c’è risposta anticorpale specifica (non si sono ancora scoperti eventuali anticorpi specifici per la GS), NON c’è alterazione della permeabilità intestinale, NON è una patologia a base autoimmune.
2. NON è allergia al grano, in quanto non c’è alterazione significativa degli anticorpi di classe IgE
3. La Gluten Sensitivity è quindi quella condizione in cui, in seguito all’ingestione di glutine, siamo in presenza di sintomi in buona parte sovrapponibili a quelli della celiachia e della sidrome da colon irritabile (gonfiore, sonnolenza, diarrea, stipsi, dolori addominali, cefalea, depressione, ecc) ma non c’è atrofia dei villi intestinali né risposta autoimmune dell’organismo.
Si è scoperto che mentre per la celiachia siamo di fronte ad un’alterazione sia dell’immunità innata (quella che abbiamo tutti dalla nascita) che dell’immunità adattativa (la risposta dell’organismo ad un agente percepito come esterno e pericoloso), chi soffre di Gluten Sensitivity ha un difetto dell’immunità innata: reagisce quindi in poche ore al glutine, percepito come proteina nemica.
Nella celiachia il danno e la conseguente reazione del corpo possono invece avvenire dopo mesi, in molti casi dopo anni.

C’è da dire che ad oggi la diagnosi di Gluten Sensitivity è una diagnosi di esclusione. Si devono ancora definire i parametri genetici, immunologici e clinici della malattia, a cui si arriva di fatto escludendo sia la celiachia che l’allergia al grano.
Anche la biopsia intestinale in chi soffre di Gluten Sensitivity da come riscontro una eventuale infiammazione della mucosa, non certo un’atrofia od un appiattimento dei villi intestinali come avviene invece per la diagnosi di celiachia.

La letteratura scientica non chiarisce con certezza se anche per la GS, come per la celiachia, vada strettamente rispettata una dieta senza glutine.
Gli unici dati presenti in letteratura espongono però i benefici che una dieta priva di glutine offre ai soggetti con GS.

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