negli ultimi anni l’acqua sta riscuotendo molto interesse dal punto di vista nutrizionale! sono innumerevoli gli studi scientifici che approvano il consumo di una determinata tipologia o marca di acqua per prevenire o curare specifiche patologie. si può tranquillamente affermare che l’acqua è oggi ritenuta un “alimento” a tutti gli effetti ed è molto importante utilizzare ogni tipo di acqua in modo appropriato e specifico nella dieta a seconda dei fabbisogni individuali. Una alimentazione prescritta da un nutrizionista trova completezza e giovamento anche nella prescrizione di una specifica tipologia d’acqua in grado di agire positivamente sullo stato del soggetto cui viene prescritta.

c’è quindi una acqua più giusta per il neonato, una migliore per la gestante, per il ragazzo in fase adolescenziale, per i meno giovani e per i “diversamente giovani”; c’è un’acqua specifica per chi fa sport, una per chi ha patologie cardiache, una per chi problemi renali, una per chi il diabete, una per chi ha il colesterolo alto e così discorrendo. insomma, esiste un’acqua per ogni fase della vita e per ogni stato fisiologico o patologico.

la domanda che più di frequente ci poniamo però è questa: se sto in salute e non necessito di una particolare tipologia di acqua, posso bere quella del rubinetto?

Dopo aver messo a confronto 40 tra le minerali più vendute in Italia con l’acqua di otto fonti pubbliche di grandi città italiane come: Milano, Roma, Napoli, Cagliari, la rivista Altroconsumo (luglio2012) è giunta alla conclusione che l’acqua fornita dall’acquedotto è di buona qualità al pari di quella in bottiglia.

in primo luogo è stato sfatato il mito che l’acqua in bottiglia sia più sicura di quella del rubinetto:  l’acqua che arriva nelle nostre case è sottoposta a svariati controlli, con una certa frequenza e pertanto risulta molto più sicura dell’acqua imbottigliata, che è lasciata in contatto con la plastica per giorni o mesi, esposta semmai a sole (che altera la composizione della plastica facendole rilasciare sostanze con alto potere cancerogeno), ad agenti atmosferici di ogni tipo (che dilatano la plastica permettendo l’ingresso di patogeni e sostanze d’ogni sorta) e ad agenti inquinanti che possono entrare a contatto con l’esterno della bottiglia e passare all’interno (provate ad immergere una bottiglietta di plastica in una bacinella contenete varechina, ovviamente senza che questa tocchi il tappo della bottiglietta. poi lavate la bottiglietta accuratamente fino ad eliminare l’odore tipico della varechina. aprite poi la bottiglietta tenendola vicina al naso. sentirete un odore fortissimo di varechina come se fosse all’interno della bottiglietta. Realmente le fibre poco resistenti ed elastiche della plastica lasciano via libera al passaggio dei sostanze come la varechina).

in secondo luogo  dai test condotti in laboratorio è emerso che dal punto di vista qualitativo non ci sono grandi differenze tra l’acqua di rubinetto e quella imbottigliata.

Per entrambe le tipologie i parametri rientrano nella norma: varia il contenuto di sodio, calcio e metalli, che comunque sono sempre all’interno dei limiti di legge. Tutte le acque in bottiglia, tranne Sangemini, Boario e la fonte di Napoli, sono state classificate come oligominerali, cioè adatte a essere bevute tutti i giorni per il ridotto contenuto di sali (inferiore ai 500 mg/l). Ai primi posti nella classifica redatta dalla rivista, si piazzano i marchi: Mangiatorella e Monteverde, seguiti da Guizza (consigliato come miglior acquisto), mentre in fondo troviamo Sant’Anna di Vinadio e Levissima, penalizzate dall’etichetta poco chiara, e dai livelli elevati di alcuni metalli (anche se comunque entro i limiti di legge). Le analisi di laboratorio condotte sull’acqua di rubinetto di alcune grandi città mostrano caratteristiche differenti rispetto a quella imbottigliata, ma nessun problema relativa al contenuto di sali minerali e alla purezza.

Altoconsumo ha messo in luce anche altri punti a favore del consumo dell’acqua di rubinetto:

fattore economico: Secondo le stime, una famiglia media che sceglie di dissetarsi con l’acqua dell’acquedotto, può risparmiare fino a 500 euro all’anno.

poi c’è anche la questione ambientale da non sottovalutare. Gli italiani sono i primi consumatori in Europa di minerale, con 200 mila tonnellate di plastica prodotte ogni anno. Al problema degli imballaggi si somma quello dell’anidride carbonica correlata al trasporto, visto che mediamente le bottiglie percorrono 400 km.

Il consiglio del nutrizionista?

1) affidarsi ai consigli di chi cura la vostra salute e la vostra alimentazione per scegliere la tipologia di acqua più adatta a voi

2) se non è controndicato per il vostro stato, bere in tutta sicurezza l’acqua del rubinetto. come fare se si sente troppo il cloro? basta lasciare riposare l’acqua del rubinetto per qualche minuto in una caraffa di vetro per  notare un miglioramento del gusto.

certo è che se ci fosse più sicurezza ed informazione (sarebbe bello poter conoscere la composizione di tutte le sorgenti del nostro territorio) tutti berrebbero in tutta sicurezza l’acqua che arriva nelle proprie case!

Consiglio finale: qualunque acqua scegliate di consumare, bevete molto, idratate il vostro organismo e non aspettate di aver sete per bere. la sete è già un campanello di allarme di disidratazione, ciò significa che se abbiamo sete il nostro organismo è già in sofferenza. idratatevi!

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